Alla Residenza Protetta di Terraia la Befana è arrivata davvero: si è fatta vedere dagli ospiti, ha portato dolci, qualche pezzo di “carbone” simbolico e, soprattutto, ha acceso tanta curiosità, trasformando un normale pomeriggio in un piccolo evento speciale.
L’Epifania, nella tradizione italiana, non è solo una chiusura del calendario delle feste, ma un passaggio, un rito domestico che entra nelle case con leggerezza e lascia una scia di racconti. Portare questo rito dentro una residenza significa dare forma a un momento condiviso, dove la quotidianità si arricchisce di un qualcosa in più.

Un arrivo “da leggenda” dentro la Residenza Protetta
C’è chi ha ipotizzato la canna fumaria, chi un ingresso più discreto, chi una complicità tra i vari corridoi. La verità, in questi casi, conta fino a un certo punto: la Befana funziona perché mette in moto l’immaginazione, e l’immaginazione è una risorsa concreta, anche in un contesto di cura.
In struttura si è presentata con un carico di dolci “per i più buoni” e carbone “per chi ha fatto il cattivello”. Ma il carbone, a ben vedere, è rimasto quasi un dettaglio narrativo: se ne è distribuito poco, mentre si sono distribuiti molti sorrisi e sguardi attenti, di quelli che dicono “raccontami ancora”.
Un pomeriggio “diverso” non è evasione: è un modo per dare qualità al tempo. E la qualità, nei contesti di assistenza, passa spesso da dettagli che sembrano piccoli e invece sono decisivi: una maschera, un sacco di dolci, una battuta, un giro di saluti, un’occhiata che si illumina.
Questo pomeriggio di Befana ha lasciato una traccia concreta: conversazioni nate dal nulla, risate, curiosità, piccoli scambi. Non serve altro per capire perché, nei servizi, l’animazione non sia un “di più”, ma un modo per abitare meglio la giornata.
