Venerdì 5 dicembre al Cinema Sala Frau la comunità si è fermata per affrontare il problema del gioco d’azzardo e scegliere, insieme, di dirgli “Game Over”. Un convegno pubblico, promosso dal Comune di Spoleto e dalla Zona sociale n. 9, ha riunito istituzioni, servizi sanitari, mondo educativo e noi della Cooperativa Il Cerchio attorno a un obiettivo comune: costruire strategie partecipative per prevenire e contrastare il disturbo da gioco d’azzardo, con un’attenzione particolare ai giovani.
Perché un patto di comunità contro l’azzardo
Il gioco d’azzardo non è un semplice passatempo, ma un fenomeno complesso che incide sulle relazioni, sulla tenuta economica delle famiglie, sul benessere delle persone più fragili. A Spoleto, questo tema è entrato stabilmente nell’agenda pubblica attraverso il piano attuativo “GAME OVER – Diciamo stop al gioco d’azzardo”, che prevede azioni educative, eventi, laboratori e percorsi di sensibilizzazione rivolti a diverse fasce d’età.
Parlare di azzardo in un cinema pieno significa riconoscere che il problema non riguarda solo chi gioca, ma l’intera comunità. Per questo il convegno “Un patto di comunità: strategie partecipative contro il gioco d’azzardo” è stato pensato come uno spazio di confronto tra politiche regionali, interventi locali e vissuti quotidiani degli operatori nei territori.

Giovani, città e azzardo: la Ricerca/Azione
Al centro dell’incontro c’è stata la presentazione della Ricerca/Azione promossa dal Comune di Spoleto e dalla Cooperativa Il Cerchio (report scaricabile da questo link), dedicata al rapporto tra giovani, città e gioco d’azzardo nella Zona sociale n. 9. Si tratta di un lavoro costruito grazie all’ascolto diretto delle ragazze e dei ragazzi del territorio, per restituire una “fotografia” di come vivono i luoghi di aggregazione, gli spazi pubblici e le occasioni – esplicite o implicite – di contatto con l’azzardo.
La ricerca non si limita a descrivere i rischi, ma prova a individuare le leve su cui agire: educazione critica, rafforzamento dei legami comunitari, presidi educativi di prossimità, collaborazione tra scuola, servizi e realtà sociali. In questo senso, diventa uno strumento operativo per orientare le scelte del territorio, aggiornare gli interventi e misurare nel tempo l’impatto delle azioni messe in campo.
Le voci che hanno animato il confronto
Il convegno è stato moderato da Luigina Renzi, Assessora al Benessere e Innovazione Sociale del Comune di Spoleto, che ha richiamato con forza la responsabilità delle istituzioni nel considerare l’azzardopatia come una vera e propria malattia sociale, e non come un vizio individuale. Hanno portato il loro contributo rappresentanti della Regione Umbria, dei Servizi Sanitari, di Federsanità ANCI Umbria, della Psicologia delle Dipendenze, dell’Università degli Studi di Perugia e della Cooperativa Il Cerchio, delineando un quadro intrecciato di politiche, ricerca e pratiche di campo.
Particolare rilievo è stato dato all’esperienza dell’Unità Educativa di Strada della Zona sociale n. 9, che ogni giorno lavora accanto ai giovani nei loro contesti di vita, e al Centro specifico per il trattamento del disturbo da gioco d’azzardo dell’Azienda USL Umbria 2. Due presìdi diversi ma complementari, che mostrano come la prevenzione e la cura richiedano una continuità di sguardo: dalla strada al servizio, dalla relazione informale al percorso terapeutico.
Un impegno che continua
Il convegno alla Sala Frau non chiude un percorso, ma al contrario lo rilancia con forza. Dai dati della ricerca alle testimonianze degli operatori, dalle politiche regionali agli strumenti locali, è emerso con chiarezza che la risposta all’azzardo non può essere episodica, ma strutturale e condivisa.
Il patto di comunità evocato nel titolo dell’iniziativa chiede a ciascun attore – istituzioni, scuola, sanità, terzo settore, cittadini – di riconoscersi parte di un progetto comune di tutela della salute collettiva. Per la Cooperativa Il Cerchio questo significa continuare a esserci, con serietà e prossimità, lì dove il gioco d’azzardo buca le biografie e dove la comunità può ancora fare la differenza.
